L’arte ha bisogno di avvelenarsi un po’.
Ha bisogno di vivere in apnea, scappare verso l’aria, boccheggiare, affogare, boccheggiare ed ingoiare acqua salata nella gola graffiata.
L’arte ha bisogno di avvelenarsi un po’, di ricercare il dolore da cui fuggire. Sa che l’estrema felicità sta nella via di fuga, nel credere di potercela fare.
Se non ce la fa, trova le sue armi per perdere a suo modo.
Affoga graffiandosi la faccia e lascia che un po’ del suo sangue colori il mare e ne macchi per sempre l’onda. Piccoli globuli tra le molecole, confusi tra sabbia e ceneri nei fiumi.
A volte i pesci mangiano dolore. A volte scelte o felicità.
Ritrovo il tuo veleno steso in un piatto, ci bagno l’anima graffiata dalla tua voce blu e dagli occhi chiusi che si guardano intorno.
A volte mi sembra di averti sfiorato la mano, mi sembra che tu mi sia scivolato giù e che ti abbia visto allontanarti da una rupe.
L’arte ha bisogno di un po’ di veleno, assaporarlo e poi sputarlo via è ciò che la rende viva.

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