Le disse che era tardi, nascose la faccia e la bocca tra la sciarpa ed il cappotto, rabbuiò gli occhi e gli si scurirono i capelli, irrigidì le guance mordendosi i denti e si voltò.
Lei fissò la sua schiena, la testa nera, i jeans un po’ strappati sulle tasche, la postura che ne tradiva la costruita sicurezza. Avrebbe teso la mano verso il suo fianco, lo avrebbe richiamato a sé lentamente, voltandolo in apnea. Lui sarebbe rimasto cupo e serio, ma sollevato. Gli avrebbe sorriso, picchettando il ghiaccio poco a poco, sgretolandolo pian piano, riscaldandolo a tratti. Ma tutto questo non era possibile, non era possibile tendere il braccio né richiamarlo indietro. Si era nascosto nel suo cappotto e non ne sarebbe più venuto fuori, i piedi vacillanti avrebbero trovato l’ultimo pretesto per fuggire.
Così gli fissò la schiena, la testa nera ed i jeans, e lo lasciò andare. Gli disse qualcosa che lui non sentì e lei, forse, neppure. Lo vide allontanarsi eppure, da allora, se lo sentì sempre accanto.

Per strada, poi, una sera, evitarono di guardarsi.