Ecco che cosa è cambiato: la mia strada, le mie scarpe, i miei vestiti.
Sto scavalcando l’ultimo gradino. Guardo indietro la strada ripida, gli ostacoli. Ricordo le mani tese, la strada insieme, la strada sola, la strada lontana. Le porte aperte, le porte chiuse, le fessure.
Guardo a me, che cosa sono diventata.
Cerco di respirare, di ragionare, aggiro le scelte più sagge. Dondolo tra quello che ero e quello che sto diventando. A volte ho la nausea per il continuo oscillare.
Nella testa passano rapide le vie, le tende sulla testa, le scarpe bagnate, le promesse non mantenute, l’età lontana contemporanea dell’altro ieri dei miei pensieri.
Lo stacco netto, quello vero, sarà brutale ed improvviso. Mi dici che non sempre è così, ma io non ti credo davvero. Respiro. Non ho da aggiungere altro se non che ho paura di sbagliare. Ma questa che novità è? Mi dici che è normale, che ti saprai proteggere. Non è giusto proseguire.
Aggiro – da un po’ – le scelte più sagge.

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