Messico, seconda parte.

La mia seconda opportunità.
Forse per questo aspettavo con ansia anche il volo di ritorno, l’ultimo aeroporto: per fare meglio. Il cibo, la palestra, tornare davvero.
Rivedere lui che mi ha aspettato con pazienza e volontà. Andare avanti, passare oltre. Capire gli errori e perseverare, stupida. So che me ne pentirò eppure…ma, “Messico, seconda parte”.

Il Paese è un insieme di stati, ed è vero. Ogni posto è diverso dal resto. Mi sembra di averlo girato davvero, dall’interno, proprio come si dovrebbe fare.
I miei amici italiani, sconosciuti fino a qualche decina di giorni fa, erano un supporto convincente.
Trascinavamo a fatica necessità e ricordi che si andavano mescolando insieme nelle valigie ormai rotte e maleodoranti ed intanto imparavamo a conoscerci e ad aiutarci, ad evitarci quando era il momento, ad abbracciarci quando c’era bisogno. Parlavamo e stavamo in silenzio con i nostri tempi, ognuno dettava i suoi e gli altri cercavano di seguirne il ritmo.
I saluti frettolosi procurano segni meno profondi e sono più facili da sopportare, l’ho sempre creduto.

Sante parlerebbe di “strane usanze” e tutti lo prenderemmo in giro.