Lo guardava muoversi alacremente, rovistando nel cassetto più basso dei farmaci in cerca d’acqua ossigenata e garze di cotone. Ogni tanto lo vedeva lanciare un’occhiata al bimbo panciuto che piangeva abbattuto ed impaurito al ricordo brucente dell’ultima escoriazione da bicicletta. Il bambino attendeva, sospirando e singhiozzando, la disinfezione. Il dottore, chino sul cassetto, ogni tanto gli rivolgeva un sorriso comprensivo di compatimento. Compatimento nel senso di compartecipazione al suo pathos. Lo guardava e si ripeteva nella testa quella parola, “compartecipazione”. Non stava bene. Non riusciva a trovare perifrasi che potesse rendere meglio l’abbraccio spontaneo di quegli occhi tranquilli e quel sorriso sincero. Il dottore, ogni tanto, stringeva la bocca e ritraeva il mento in segno di monito e ammonimento leggero, e poi sorrideva di nuovo. Lei ripensò alla prima volta che gli vide i piedi. Erano gialli e si chiese perché. Si chiese perché non ci avesse mai pensato prima. Così si sforzò di ricordare. Rivide il camice verde, la mascherina, sentì la porta chiudersi a scatto, qualche infermiera trottarle intorno. Ricordò che sentiva una musica distante, qualcuno che chiacchierava dell’ultimo film, rumori metallici aggrovigliarsi sotto di lei. Si focalizzò sulla stanza intorno, ne rivide le pareti, il pavimento grigio, gli zoccoli bianchi dell’epoca. Si tenne ai bordi del lettino e, per fare più forza, si spinse, gridando, in avanti. Fu lì che la vide: estranea ai fatti ed al luogo, ignorata ed intonsa, eppure abilitata ad assistere allo spettacolo. Si buttò indietro e non guardò più. Sentiva un odore dolce nell’aria. Era maggio ma sapeva d’autunno. Solo trent’anni dopo capì che si trattava di odore di mele cotogne. Il piedino, appena nato, ci era finito dentro e si era tinto di giallo. Il dottore di allora, che era nato in una sala parto priva di marmellata,  sbraitò che non era quello il luogo per dolci e barattoli. Aveva ragione. Ma, se ogni cosa fosse stata al suo posto, suo figlio non avrebbe saputo, da sempre, di mela cotogna.
Il bambino gridò e pianse, il dottore gli scombinò i capelli, si fece piccolo e gli regalò un dolcetto alle more da un pacco già aperto. Al bambino non piacque e lo gettò via mentre usciva, credendo di non essere visto. Il dottore di mela cotogna si fece una sonora risata. La madre lo guardò di sottecchi e ne notò le dita viola di zucchero e marmellata che superavano appena la manica del camice bianco.